Il quadro post-Brexit per le startup
La Brexit ha ridisegnato profondamente le condizioni per chi vuole aprire una startup in UK o spostarsi lì dall'Italia. Libertà di movimento eliminata, accesso al mercato UE più complesso, ma anche nuova flessibilità normativa che Londra sta sfruttando per attrarre imprese tech. Nel 2026 il confronto tra i due ecosistemi è meno scontato di quanto sembri.
Struttura societaria: Ltd vs SRL
La Private Limited Company (Ltd) britannica è la struttura più usata dalle startup in UK. Si costituisce online in poche ore tramite Companies House per circa £12-15, non richiede capitale minimo e ha obblighi contabili snelli per le micro-imprese. La governance è semplice e i term sheet dei VC internazionali sono stati storicamente scritti pensando alle entità di common law.
La SRL italiana richiede ancora notaio e capitale minimo di €1 (nella versione semplificata), ma i tempi si sono ridotti: con la SRL semplificata si arriva all'operatività in 1-3 settimane. L'infrastruttura bancaria italiana è migliorata, con neobank come Qonto e Revolut Business che hanno eliminato molte frizioni.
Per startup che puntano a VC internazionali, la Ltd conserva un vantaggio reputazionale. Per chi opera solo in Europa o vuole accedere alle agevolazioni startup innovativa, la SRL è preferibile.
Tassazione a confronto
Dal 2023 la Corporation Tax UK è salita al 25% per profitti sopra £250.000 (rimane al 19% sotto £50.000). L'IRES italiana è al 24%. La differenza tra i due regimi ordinari è diventata marginale.
Dove il UK conserva un vantaggio è nei regimi agevolativi: l'R&D tax credit e il Patent Box britannico sono più generosi di quelli italiani per aziende in early stage. Il SEIS (Seed Enterprise Investment Scheme) e l'EIS offrono ai business angel detrazioni fino al 50% dell'investimento, rendendo più facile attrarre capitali privati.
L'Italia offre invece le detrazioni per gli investitori in startup innovative (fino al 65% per le PMI innovative) e l'esenzione plusvalenze per gli investitori che mantengono per almeno 3 anni.
- Corporation Tax UK: 25% (sopra £250k), 19% (sotto £50k)
- IRES Italia: 24% flat
- UK: R&D credit e EIS/SEIS molto competitivi per early stage
- Italia: detrazioni investitori startup innovativa fino al 65%
- Patent Box disponibile in entrambi i paesi
Visti e mobilità del team post-Brexit
Questo è il punto critico. I cittadini italiani non possono più lavorare in UK senza visto. Le opzioni principali per i founder sono il Global Talent Visa (per talenti riconosciuti nel tech, richiede endorsement da Tech Nation o altri enti) e lo Skilled Worker Visa (richiede sponsorship da un'azienda UK).
Per il team: ogni dipendente italiano che vuole lavorare fisicamente in UK ha bisogno di un visto. I costi di sponsorship e compliance immigratoria si sommano ai costi operativi. Molte startup con team distribuiti scelgono la formula remote-first con entità UK solo per i contratti commerciali.
Ecosistema VC: Londra vs Milano
Londra rimane il principale hub VC europeo per deal size: il ticket medio di un seed a Londra è significativamente più alto che a Milano. Ma la Brexit ha ridotto il flusso di capitali EU verso UK, e Milano ha recuperato terreno come destinazione VC per startup continentali.
Per startup fintech, crypto e AI, Londra mantiene una densità di investitori specializzati difficilmente replicabile. Per startup B2B SaaS con focus mercato europeo, Milano o Berlino possono essere più strategiche.
Costo del team e qualità della vita
Londra è tra le città più care al mondo per stipendi tech. Un senior developer a Londra costa mediamente il 40-60% in più rispetto a Milano, e l'affitto per gli uffici è comparabile con le zone più costose di Milano centro. Il costo della vita per il team è significativamente più alto.
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